HOTEL VILLA CROCE

sito web

2017

 

Hotel Villa Croce depliant

brochure, display in plexiglass

28 x 12 x 25 cm

2017

 

Progetto realizzato in occasione della mostra personale “No more!” presso Aboutness Contemporary Art, Genova

courtesy Abouness Contemporary, l’artista

Una mostra può dirsi, teoricamente e generalmente, “esistente” se sussistono le condizioni — soggetti, enti e informazioni — che ne confermano ontologicamente la presenza: un comunicato stampa (o una dichiarazione d’intenti); la documentazione/comunicazione attraverso i media e le riviste di settore; una galleria (o operatore riconosciuto del mondo dell’arte) che ne sostiene l’organizzazione.

Essendo dati questi elementi necessari-ma-non-sufficienti alla configurazione procedurale nella costruzione di una mostra, l’elemento decisivo — ai fini di una conferma della Teoria Istituzionale — è il luogo, lo spazio che “incornicia” ufficialmente l’evento a dichiararne la validità.

 

In un contesto sociale in cui, l’adesione ai ritmi e ai diktat del riconoscimento rapido e del successo immediato, «come attivare l’attenzione e la “museificazione” accelerata per un giovane artista che, possessore di un curriculum espositivo coerentemente corrispondente alla sua età, ha la necessità di dimostrare un’esperienza sovrastimata e simulata pur di apparire meritevole di una calibrata iper-mediazione del sistema?».

 

Il progetto “Hotel Villa Croce” si struttura — in piena atmosfera post-verità — come esercizio di fabbricazione di una mostra istituzionale, all’interno del Museo d’Arte Contemporanea di Genova, all’insaputa del museo stesso; ma in cui persistono le componenti di documentazione e comunicazione attraverso i media che ne rendono possibile l’esistenza, senza necessitare dell’ufficialità dell’istituzione.

Il Museo Villa Croce è stato per l’occasione fintamente e virtualmente  “trasformato” in un hotel, con sito web funzionante e prenotabile, con un’oggettistica comunicativa (depliant) e un ipotetico “desk informativo”.

L’evento si è rivelato, involontariamente e malinconicamente  premonitore di quella che è stata l’effettiva chiusura del museo, avvenuta circa un anno dopo la realizzazione della mostra.