La questione irrisolta dell’arte come sistema, l’analisi e lo studio delle logiche che caratterizzano l’infrastruttura sociale del mondo dell’arte e la de-costruzione dei suoi meccanismi — attraverso uno sguardo ironico e disincantato — sono gli elementi costitutivi di una pratica che, servendosi dei dispositivi visivi più eterogenei (dall’installazione ai meme, dal merchandising ai new media), ne giustifica l’apparente pretesa di autoreferenzialità e l’attitudine sarcastica, fintamente disimpegnata.

È ciò che incornicia socialmente l’arte – con le sue isterie, contraddizione e rituali – a interessare ossessivamente il mio lavoro.

Una condizione di ostinata e maniacale attenzione verso la ricerca di informazioni, notizie e storie – anche le più mondane, prossime al gossip – che alimentano e segnano il contesto in cui i principali attori e addetti ai lavori si muovono, determina una serie di focus entro i quali il mio percorso si può inscrivere: l’indagine sul funzionamento dei processi selettivi e decisionali dei circuiti di valorizzazione; la condizione del giovane artista, la simulazione della sua carriera quale concatenazione di tappe obbligate che convergono verso la legittimazione istituzionale; la continua osservazione ed esplorazione della dimensione socioculturale e socioeconomica dell’arte e dei suoi protagonisti; l’approfondimento delle pratiche digitali, delle modalità e delle strategie comunicative.

 

Mi interessa inoltre, tramite la messinscena di un’attitudine performativamente ironica, comica e buffonesca – già storicamente congenita nell’arte e nella cultura italiana –, la teorizzazione di un anacronistico recupero di quella sorta di “esotismo” nostrano, catalizzazione delle stereotipie dell’italianità nella produzione artistica. Quindi rintracciarne la natura arcaica, folkloristica e ontologica nelle figure dell’intrattenitore-saltimbanco, nelle maschere/icone della Commedia dell’arte e negli esponenti del XX secolo che vanno a comporre quella cosmologia tra il sublime e l’idiota, dove all’enfant terrible di turno – attraverso sberleffi, sketch e strafottenze – è ancora concesso dire “il re è nudo!”.